Lombardia Europa 2020

Pubblicato mercoledì 18 settembre 2019

Risorse europee congelate

I fondi destinati all'Italia non sono a rischio ma sarà necessario un lavoro di redistribuzione

di Redazione Lombardia Europa 2020

mercoledì 18 settembre 2019

783 milioni di euro destinati ai programmi operativi italiani (PON e POR) sono "congelati" a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi concordati con Bruxelles nella programmazione 2014-2020


Circa 783 milioni di euro destinati ai programmi operativi italiani sono "congelati" a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi di medio termine concordati con Bruxelles, e ora dovranno essere ridistribuiti verso priorità "più performanti". Secondo quanto si apprende a Bruxelles, riporta l’Agenzia di stampa Ansa sul suo sito, 28 programmi su 50, di cui 10 nazionali (PON), non sono riusciti a soddisfare entro il 2018 i parametri richiesti per sbloccare la cosiddetta "riserva di efficacia", pari al 6% dell'ammontare dei programmi stessi. 

Si tratta di una regola introdotta con la programmazione 2014-2020, che per l'Italia vale 3,05 miliardi di euro, la seconda cifra più alta in Europa dopo la Polonia (5,4 miliardi).

A causa del mancato raggiungimento dei target, però, 783 milioni di euro resteranno per il momento bloccati (l'ammontare più alto in Ue), in attesa che Roma e Bruxelles decidano come dirottarli su priorità definite "più performanti" nel linguaggio burocratico della politica di coesione 

Le risorse non andranno perse e dovrebbero restare assegnate alla stessa regione a cui erano destinate, ma sarà necessario un delicato esercizio di ridistribuzione che potrebbe complicare la vita ad alcuni programmi. In tutta Europa sono stati sbloccati 21,9 miliardi, ma ci sono ancora circa 5 miliardi di euro di fondi strutturali congelati (Fse, Fesr e cofinanziamenti nazionali). Il 52% di questi proviene da Italia, Spagna, Romania e Slovacchia. Nonostante la Penisola detenga il primato della cifra "congelata" più alta in assoluto, in termini relativi, invece, i peggiori sono Slovacchia, Croazia, Irlanda, Danimarca e Romania, che devono ridistribuire risorse pari a oltre il 2% dei fondi a loro destinati.

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